venerdì 31 gennaio 2014



Un tira e molla
francamente
intollerabile

Dall’inizio dell’anno ho letto sui giornali ed ascoltato in televisione, almeno sei versioni contrastanti sulla vicenda dei nostri due marò detenuti ormai da quasi due anni in India. Pena capitale o non pena capitale, ricorso ad un arbitrato internazionale, pena detentiva da scontarsi in un carcere indiano, pagamento di una congrua cifra - oltre quella già versata alle famiglie delle vittime - magari con qualche proficuo accordo  commerciale. Le ultime due: mercoledì scorso il Governo  indiano ha posposto al 25 febbraio la data per pronunciarsi sul Sua Act che come è noto prevede la pena di morte per il reato addebitato ai due fucilieri; giovedì Barroso a nome della Ue ha chiesto a Nuova Delhi di applicare “un comportamento umano”.
Personalmente continuo a pensare che questa storia abbia fatto risaltare gli aspetti peggiori della nostra politica: dall’incapacità del nostro governo a porsi come interlocutore internazionalmente credibile, all’inefficienza del nostro ministero degli Esteri, dal ruolo assolutamente inutile e sottostimato della Comunità Europea al “volemose bene” di qualcuno a favore di uno Stato, quello indiano, che calpesta come più gli pare e in barba alle convenzioni internazionali, il diritto di due militari in missione.
Non sono un’estremista né un fautore della violenza; penso che ogni disputa si possa e si debba risolvere in base ad un accordo ed al buon senso.
Ma a questo punto viene veramente da chiedersi: perché non interrompere le relazioni internazionali, ritirando gli ambasciatori e adottando misure contro i cittadini di quel paese presenti in Italia?

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