venerdì 16 gennaio 2015

Formidabili
quegli anni…
un po’ meno
le richieste   


Fino a mercoledì scorso 14 gennaio andavo particolarmente fiero di due interviste che negli anni passati avevo fatto ad un personaggio che, comunque la si pensi, aveva la mia incondizionata stima: il leader sessantottino Mario Capanna.
Non solo ma tra i miei ricordi più cari c’era quel “Formidabili quegli anni”, il suo libro con tanto di dedica, che lo stesso Capanna aveva voluto regalarmi.
Mercoledì scorso invece, leggendo un lancio di agenzia - mi pare Ansa - ho appreso che Mario Capanna, come potete leggere a pag 12 di questa edizione, è tra i 54 firmatari il ricorso al Tar della Lombardia per vedersi riconosciuto un appannaggio di qualche decina di migliaia di euro mensili, a suo dire, maturati come consigliere del Pirellone. Giova anche notare che questo appannaggio con una legge dello Stato era stato abolito a causa delle cattive condizioni economiche della regione e dell’Italia.
Che dire?
O lui non è più il Capanna che ho intervistato o io non sono più il giornalista che gli ha posto le domande.
A voi la scelta!

venerdì 9 gennaio 2015

Siamo
tutti
Charlie


Mercoledì 14 gennaio, Charlie Hebdo, il settimanale satirico francese colpito la scorsa settimana dalla furia terroristica islamica, sarà nuovamente in edicola. E questo malgrado l’assassinio di quattro dei suoi più valenti vignettisti caduti sotto i colpi dei kalashnikov dei due fratelli individuati come gli autori materiali della strage.
Una decisione, apprendiamo da alcune indiscrezioni, quasi “imposta” all’editore da tutti i giornalisti, alcuni dei quali scampati alla morte per pochi centimetri.
Ma soprattutto una decisione che è anche la migliore e più civile risposta a quanti credono di poter spegnere la voce della satira, e in generale dell’informazione, a colpi di fucile.

venerdì 2 gennaio 2015

Come uomo
come padre
come direttore


Permettetemi  di iniziare questo 2015 con un augurio.
Ma non di quelli canonici, generici, impersonali, bensì con un augurio diretto. Con tanto di nome e cognome: Chiara Insidioso Monda.
Mi dicono che in questi giorni di fine dicembre cade il suo compleanno. Un compleanno però che lei non festeggerà, dove non soffierà sulle candeline né assaggerà una fetta di torta e neppure avrà l’emozione di scartare un regalo.
Ed allora ecco il mio augurio come uomo, come padre, come direttore, come giornalista: guarisci presto Chiara, festeggiamo insieme se non questo i prossimi compleanni, prepariamoci a mangiare tante fette di torta da avere il mal di pancia con tanti regali da scartare da essere invasi dalla carta.
E allora “daje Chiaretta”.

venerdì 26 dicembre 2014


Auguriamoci
un po’ di più


Come è tradizione per un anno che finisce, è di buon auspicio chiedere al nuovo anno che sta per entrare, che sia un po’, ma neanche tanto per i più fortunati almeno, migliore di quello che sta per essere archiviato.
Mi rendo conto che forse per tanti, troppi, questa è soltanto una pia intenzione ma se rifiutiamo a priori anche la speranza, in tutti i sensi, che qualcosa di meglio ci aspetta in questo 2015, non vale neppure la pena di alzare una coppa di spumante in un brindisi.
Per questo personalmente mi limito ad augurare a tutti, lettori e non di questo settimanale, un anno di salute e pace. Un anno senza centinaia e neppure decine di migliaia di euro in più ma caratterizzato dalla consapevolezza che i prossimi 365 giorni che ci aspettano siano giorni almeno sereni.
E’ un augurio ed una speranza.

venerdì 19 dicembre 2014

L’Italia
non si cali
le brache


A questo punto è necessario che il nostro paese apra subito una crisi diplomatica.
E non certamente con l’appoggio della Ue che si era già defilata qualche mese fa definendo il contenzioso riguardante i nostri due fucilieri “un affare tra Italia ed India”. Né ricorrendo all’Onu dichiaratasi espres- samente contraria ad ogni qualsivoglia sanzione nei confronti di Nuova Delhi. Ma usando tutte le armi in suo possesso – in primis il ricatto dei rapporti economici bilaterali, non dimentichiamo che l’India è il nostro quinto partner commerciale – per costringere il governo indiano a restituirci i nostri due marò. Quando scrivo di “armi in nostro possesso” mi riferisco anche all’interruzione dei rapporti diplomatici passando per il blocco dei visti fino  all’espulsione della comunità indiana in Italia.
A questo punto è chiaro che l’Italia non ha una potenza contrattuale tale da spaventare  un gigante come l’India (e adesso che la Russia si è eclissata è ancora peggio), ciò non toglie tuttavia che una politica di “calarci le brache” può soltanto nuocerci.
Dimostriamo di essere un paese ancora più orgoglioso di loro; dimostriamo che siamo un paese con le “palle”, dimostriamo che nessuno può permettersi impunemente di trattenere per tre anni un italiano senza subire conseguenze.
E se queste conseguenze fanno correre dei rischi ebbene corriamoli.

venerdì 12 dicembre 2014

Minchia
Signor
Alemanno!


Ricordate la canzone tanto dissacrante quanto suggestiva che il compianto Giorgio Faletti cantò a Sanremo qualche anno fa: si intitolava “Minchia Signor Tenente” e descriveva tutte le difficoltà umane e professionali di un milite dell’Arma nel suo lavoro quotidiano.
Trasponendo la storia a ciò che è accaduto in questi giorni – mi riferisco all’indiscrezioni di valige piene di soldi trasportate dal buon Alemanno in quel di Argentina - viene da chiedersi se, per puro caso, al nostro barese trasmigrato a Roma fino a raggiungere la carica di primo cittadino, non sia venuto in mente, come a me, quel ritornello non fosse altro per le sottintese critiche che conteneva.
A Roma ci sono persone che dormono in auto perchè non hanno una casa (leggi a pag 10 di questa edizione), in Italia ci sono persone che sono state condannate per aver rubato un paio di scarpe (leggi la precedente edizione) perché le sue erano sfondate e non poteva comprarne un altro paio, ad Ostia un ragazzo di vent’anni è morto nella pineta delle acque Rosse in cui viveva in una tenda da campo, (leggi a pag 3 di questa edizione) forse alcolizzato ma forse di fame e di freddo.
Minchia signor Alemanno!

venerdì 5 dicembre 2014

Brava Chiara
ce la puoi fare


La notizia è splendida: per Chiara, 20 anni, massacrata di botte dal convivente nella sua abitazione di Casalbernocchi, ci sarebbero dei significativi miglioramenti, tant’è che è stata trasferita dal San Camillo dove si trovava dal giorno del ferimento, ben 11 mesi fa, al reparto di rieducazione motoria dell’istituto Santa Lucia.
Non sono laureato in medicina quindi non saprei dire se sia stato merito dei medici, del papà che non l’ha mai abbandonata un istante in questi terribili mesi, di una combinazione di eventi propizi e cure adeguate o del buon Dio che non ha voluto che questa sfortunata ragazza, morisse.
Mi fa però piacere credere che qualcuno che ne sa molto più di me e di tutti gli altri messi insieme, sia intervenuto dall’alto per ridarle la vita.