L’Italia
non si cali
le brache
A questo punto è necessario che il nostro paese apra subito una crisi diplomatica.
E non certamente con l’appoggio della Ue che si era già defilata qualche mese fa definendo il contenzioso riguardante i nostri due fucilieri “un affare tra Italia ed India”. Né ricorrendo all’Onu dichiaratasi espres- samente contraria ad ogni qualsivoglia sanzione nei confronti di Nuova Delhi. Ma usando tutte le armi in suo possesso – in primis il ricatto dei rapporti economici bilaterali, non dimentichiamo che l’India è il nostro quinto partner commerciale – per costringere il governo indiano a restituirci i nostri due marò. Quando scrivo di “armi in nostro possesso” mi riferisco anche all’interruzione dei rapporti diplomatici passando per il blocco dei visti fino all’espulsione della comunità indiana in Italia.
A questo punto è chiaro che l’Italia non ha una potenza contrattuale tale da spaventare un gigante come l’India (e adesso che la Russia si è eclissata è ancora peggio), ciò non toglie tuttavia che una politica di “calarci le brache” può soltanto nuocerci.
Dimostriamo di essere un paese ancora più orgoglioso di loro; dimostriamo che siamo un paese con le “palle”, dimostriamo che nessuno può permettersi impunemente di trattenere per tre anni un italiano senza subire conseguenze.
E se queste conseguenze fanno correre dei rischi ebbene corriamoli.
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