venerdì 18 luglio 2014

Gonnelli
ti dovresti
vergognare


Ho ricevuto giovedì mattina, come presumo molti altri giornalisti, un comunicato stampa a firma di Mauro Gonnelli, esponente della Destra nel consiglio comunale di Fiumicino,  nel quale il nostro si vanta con molta enfasi ed altrettanta spocchia, di aver fatto approvare, nel corso della riunione sempre di giovedì mattina, un minuto di silenzio a ricordo delle vittime palestinesi uccise nella Striscia di Gaza dagli israeliani.
Non ho mai avuto una grande stima di Gonnelli anzi per essere più preciso non ho mai avuto alcuna stima di Gonnelli.
Una domanda però mi piacerebbe fargli: perché non ha chiesto un minuto di silenzio anche per le vittime israeliane?
Vedi, caro Gonnelli, le vittime di una guerra, giusta o sbagliata che sia, vanno tutte onorate allo stesso modo proprio perché sono vittime.
Dividere i morti di una fazione rispetto a quelli di un’altra fazione non è solo ingeneroso ma anche stupido e moralmente esecrabile.
Un bambino palestinese non è diverso da un bambino israeliano. Un giovane palestinese non è diverso da quei tre ragazzi, 16, 17 e 18 anni uccisi non da una bomba ma da una mano omicida. Una abitazione bombardata non è diversa sia che si trovi nei territori occupati o a Gerusalemme.
Il dolore non ha nè confini nè connotati.
Tutte le guerre sono sporche.
Evitiamo almeno di non insozzare  quelle vittime con comunicati stampa beceri e propagandistici.
Loro purtroppo non ne hanno più bisogno e certamente neppure noi.
Vergognati!

venerdì 11 luglio 2014

Buon sangue
non mente

 
Scriverei una bugia se dicessi di  essermi interessato a lui, eppure sono oltre  trent’anni che mi occupo, beninteso come giornalista, di politica.
Parlo di quel Cosimo Maria Ferri, esponente di Forza Italia, sottosegretario alla Giustizia, inciampato nel più classico degli autogol italioti: aver raccomandato con una serie di sms alcuni suoi pupilli di Magistratura Indipendente in odore di votazione al Consiglio Superiore della Magistratura. Per la verità conosco, o meglio conoscevo, molto meglio il padre, quell’Enrico Ferri, anche lui magistrato, vicepresidente del PSDI, che fu ministro dei Lavori Pubblici nel Governo De Mita, poi fondatore del SOLE, partito di cui si è persa traccia, infine traghettato nel Ppe, nell’Udeur di Mastella ed infine in Forza Italia di Silvio Berlusconi. Tanto per rinfrescare la memoria a chi ha i capelli bianchi come i miei: quell’Enrico Ferri che fece passare il limite di velocità a 110 km orari sulle nostre autostrade. Provvedimento poi naufragato per acclarata indecenza.
E questo ci riporta al vizietto delle raccomandazioni: il suo primogenito Filippo, fratello di Cosimo, è stato capo della squadra mobile di Firenze, prima di essere condannato in via definitiva a tre anni e otto mesi per le violenze nella scuola Diaz durante il G8 di Genova 2001. Da qualche anno Filippo è approdato al Milan, (indovinate chi ce lo ha messo?) come responsabile della sicurezza. Il secondogenito Jacopo è invece consigliere regionale della Toscana dal 2000, in quota Pdl  (anche qui indovinate chi ce lo ha messo?) .
Chiaro?
P.s. Per la cronaca i due raccomandati sono stati eletti.

venerdì 4 luglio 2014

Adesso
basta
davvero!


Ogni anno durante il periodo estivo ed almeno da maggio fino a settembre inoltrato, i giornali italiani, piccoli, grandi, quotidiani, settimanali o periodici, tv pubblica e private, sono costretti ad occuparsi di quella vera e propria mattanza sulle coste siciliane dovuta al fenomeno degli sbarchi degli immigrati clandestini.
Articoli che nessun giornalista vorrebbe scrivere o commentare, con tanti bambini e donne soprattutto, costrette ad una morte lenta, a violenze di ogni tipo, a ricatti di ogni genere, in primis quello economico. Da anni scrivo, come tutti i giornalisti del resto, che è ora di dire basta a questa ecatombe che ci offende prima di tutto come uomini e poi come italiani.
Da anni ci prospettano soluzioni che si sono dimostrare inefficaci: un maggior aiuto da parte dell’Europa, una condivisione di responsabilità da parte dei governi di quei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, controlli più severi contro questi mercanti di morte.
Personalmente da anni ritengo che questi cosiddetti scafisti debbano essere condannati a pene detentive durissime, al limite dell’ergastolo, e le loro carrette del mare non sequestrate ma affondate. Così non solo da incutere paura a questi delinquenti ma tale da procurargli un danno economico rilevante.
Questi scafisti, veri e propri assassini, vanno fermati con le buone o con le cattive.
Non è un mistero - ci sono una lunga serie di intercettazioni telefoniche delle nostre forze dell’ordine a confermarle – che se ne fottono delle nostre leggi: sanno che se verranno presi al massimo rischiano una imputazione lieve ed il ritorno obbligato in patria.
E invece no! Presi e condannati per direttissima. Senza attenuanti.

venerdì 27 giugno 2014

Gli alibi
servono
a poco


Come saprà anche l’ultimo topo di fogna di questo paese, mi riferisco a quel Carlo Lissi che due settimane fa a Motta Visconti ha tagliato la gola alla moglie ed ai figli di cinque anni e venti mesi, l’Italia è fuori dal Mondiale.
Personalmente anche io mi ritengo fuori da quei sessanta milioni di italiani, tutti commissari tecnici, allenatori di club, direttori sportivi, magazzinieri, oltre che dai giornalisti sportivi di tv pubbliche e private, della carta stampata, salvo qualche lodevole e rara eccezione, ai quali la cronaca continua a dare eccessivo ed immotivato spazio tanto alle figure che alle castronerie che dicono.
Fatto sta che l’Italia torna a casa dopo averci illuso con l’ Inghilterra, fatto piangere con il Costa Rica e fatto ridere con l’Uruguay.
Permettetemi però qualche breve riflessione: secondo me l’Italia ha cominciato a perdere questo mondiale fin dal momento della composizione della lista dei 40 giocatori, poi ridotta a 23, selezionati da Prandelli.
Balotelli, tanto per dirne una, non andava convocato: troppo fragile psicologicamente, troppo bambinone, troppo vittimista, troppo presuntuoso, troppo menefreghista. In campo, soprattutto in campo internazionale, ci vogliono le palle non solo i pettorali. Stesso discorso per il duo Bonucci - Barzagli: ottimi difensori dieci anni fa ma poi il nulla dormiente caratterizzato da sonnolenze pericolose ancor più se la pennichella viene fatta nella nostra area di rigore. E ancora: Thiago Motta più lento di un giocatore troppo lento e un Cassano spompato forse dal troppo sesso praticato nel passato.
A questo punto sarebbe lecito chiedere a Prandelli, che per inciso ha fatto bene a dimettersi, a che è servito portare i Cerci, i Candreva, i Paletta? E perché lasciare a casa i Rossi, i Maggio e i Romulo?
E per l’amor di Dio lasciamo stare l’arbitro: ha arbitrato una schifezza ma questa schifezza almeno l’ha equamente distribuita: contro di noi c’era un rigore gigantesco ai danni di “El Matador” Cavani e contro di loro il morso, e non sarebbe la prima vota, di Luis Suarez - ma perché non si fa un crackers al formaggio prima di scendere in campo - ai danni di Chiellini.
Lasciamo perdere poi  l’espulsione di Marchisio, forse troppo severa anche se il fallo c’era tutto, il caldo asfissiante del pomeriggio brasiliano che ci ha tagliato le gambe - ma come mai agli uruguaiani no? -, le confusioni tattiche che hanno caratterizzato il gioco anzi il non gioco della nostra nazionale.
Sono tutti alibi.
E si sa che gli alibi nel calcio contano meno di una rimessa da fallo laterale.

venerdì 20 giugno 2014

Ammazzatelo
senza alcuna
misericordia


Chi ha la bontà di leggere queste note, sa che da anni, fin dai tempi in cui dirigevo “Il Giornale di Ostia”, mi esprimo a favore della pena di morte per delitti particolarmente efferati che vedono come vittime soprattutto bambini ed anziani, quali ad esempio l’omicidio commesso da Erika ed Omar per impossessarsi di una eredità, l’uccisione del piccolo Tommy, il coma irreversibile della giovane Chiara di Casal Bernocchi.
Oggi, leggendo la cronaca della morte di Cristina e dei suoi bambini di cinque anni e venti mesi da parte del padre “infatuato” di un’altra donna, ne sono sempre più convinto.
Queste persone vanno eliminate. Senza nessuna misericordia.
È inutile parlare di espiazione della pena come momento di ravvedimento, di certezza del diritto, di recupero sociale. Tutte stronzate!
Chi ammazza una bambina di cinque anni ed un bambino di venti mesi dei quali peraltro è il padre, va a sua volta ammazzato.
Mi fanno ridere le argomentazioni dei buonisti a tutti i costi che vogliono vedere in questi assassini il prodotto di una società che non ha valori, mi fanno pena i distinguo di quanti credono ancora che chi ammazza un bambino di venti mesi da qui a qualche anno potrà redimersi, mi fanno schifo dichiarazioni come quelle che ho letto su un individuo che esorta i magistrati a dargli “il massimo della pena”. Tutte stronzate!
Ho sempre pensato, checché ne dicano sociologi, psichiatri e politici di varia risma, che la morte fa paura e sarebbe un ottimo deterrente per questi assassini. Forse se sai, a meno che non sei completamente “fuso” nella testa, che se ammazzi un bambino o un anziano finisci impiccato o sulla sedia elettrica, secondo me ci pensi tre volte prima di ucciderlo.

venerdì 13 giugno 2014

Mondiale
iniziato
mezzo
salvato


Giovedì sono iniziati i mondiali di calcio 2014.
Sono iniziati in una atmosfera surreale fatta di contestazioni, non sportive ma sociali, tafferugli in strada e davanti alle sedi degli stadi, proteste e manifestazioni.
Conosco bene il Brasile e i brasiliani: ho visitato il paese carioca tre volte e ci vive  stabilmente mio fratello a meno di due chilometri del ritiro della nazionale Svizzera a Porto Seguro nel nord est del paese.
E proprio perché conosco bene il Brasile e i brasiliani sono preoccupato: non siamo di fronte ad una contestazione da prendersi sotto gamba. Non siamo neppure di fronte ad una contestazione stupida e criminale, sportivamente parlando, tipo Genny a’ carogna o i tafferugli dell’Olimpico oppure di Marassi. In Brasile la gente, anche quella che ama il calcio, cioè la quasi totalità della popolazione dai sette ai settant’anni, è esasperata. Il 65 per cento dei brasiliani vive con meno di cinquanta dollari americani al mese, i trasporti costano un occhio della testa rispetto al servizio fornito, gli ospedali mancano dei servizi essenziali per carenza di fondi, le scuole sono addirittura al penultimo posto nella classifica dei paesi sudamericani.
Per tutte questo cose si sarebbe dovuto riflettere di più e meglio, tanto da parte del governo della Presidente Rousseff che della Fifa, prima di proporsi ed accettare il paese come sede della più prestigiosa competizione sportiva, eccezion fatta solo per le Olimpiadi, del mondo.
Ma ormai ci siamo.
La speranza è che questo mondiale arrivi alla fine senza traumi.
Ma sarà possibile?

venerdì 6 giugno 2014

Non se 
ne perda 
la memoria

Se un giorno troverò il tempo mi piacerebbe calcolare, ovviamente per difetto, i danni che tutti questi ladroni, Fiorito, Mose, Expo, Speziante, Galan, Orsini e centinaia di altri come loro, hanno provocato a questo paese.
Impresa quasi impossibile, lo riconosco, soprattutto per la vastità degli avvenimenti e relativi attori.
Forse comunque val la pena di tentare non fosse altro perché il loro nome non cada nell’oblio come avvenuto per i vari “mariuoli” che li hanno preceduti.
L’unico dubbio: ci sarà abbastanza carta per raccontare tutte le loro imprese? Oppure dovrò far ricorso alla nuova tecnologia dei file per assemblare tutte queste malefatte e i nomi dei loro protagonisti.
Senza dimenticarne nessuno, spero.