venerdì 13 giugno 2014

Mondiale
iniziato
mezzo
salvato


Giovedì sono iniziati i mondiali di calcio 2014.
Sono iniziati in una atmosfera surreale fatta di contestazioni, non sportive ma sociali, tafferugli in strada e davanti alle sedi degli stadi, proteste e manifestazioni.
Conosco bene il Brasile e i brasiliani: ho visitato il paese carioca tre volte e ci vive  stabilmente mio fratello a meno di due chilometri del ritiro della nazionale Svizzera a Porto Seguro nel nord est del paese.
E proprio perché conosco bene il Brasile e i brasiliani sono preoccupato: non siamo di fronte ad una contestazione da prendersi sotto gamba. Non siamo neppure di fronte ad una contestazione stupida e criminale, sportivamente parlando, tipo Genny a’ carogna o i tafferugli dell’Olimpico oppure di Marassi. In Brasile la gente, anche quella che ama il calcio, cioè la quasi totalità della popolazione dai sette ai settant’anni, è esasperata. Il 65 per cento dei brasiliani vive con meno di cinquanta dollari americani al mese, i trasporti costano un occhio della testa rispetto al servizio fornito, gli ospedali mancano dei servizi essenziali per carenza di fondi, le scuole sono addirittura al penultimo posto nella classifica dei paesi sudamericani.
Per tutte questo cose si sarebbe dovuto riflettere di più e meglio, tanto da parte del governo della Presidente Rousseff che della Fifa, prima di proporsi ed accettare il paese come sede della più prestigiosa competizione sportiva, eccezion fatta solo per le Olimpiadi, del mondo.
Ma ormai ci siamo.
La speranza è che questo mondiale arrivi alla fine senza traumi.
Ma sarà possibile?

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