venerdì 17 ottobre 2014

Il primo e
il secondo:
ma quanta
differenza! 


La vicenda dell’ingegner Antonio Acerbo, ex sub commissario di Expo ed ex responsabile del Padiglione Italia, finito nei giorni scorsi agli arresti domiciliari per le irregolarità negli appalti sulle vie d’acqua, il cui servizio i lettori di questo settimanale potranno leggere a pagina 12, in cambio di due contratti per centinaia di migliaia di euro contro gli interessi dell’Italia e a favore del figlio Livio, tra i soci di alcune società di consulenza nel campo informatico, mi fa venire alla mente un altro Acerbo, anche lui ingegnere ma di nome Giacomo,  che fu collaboratore di Mussolini.
Il primo è stato direttore generale del Comune di Milano retto dall'allora sindaco Letizia Moratti. In precedenza era stato vice direttore generale di Palazzo Marino, direttore dell'area tecnica e membro del cda di Metropolitana milanese. Incarichi pubblici ottenuti dopo una carriera nel mondo privato (Gruppo Fininvest, Euromercato, Montedil e Tecnimont). Nel 2006 gli è stato attribuito finanche l’Ambrogino d’oro e dal 2005 è Grande Ufficiale della Repubblica per il restauro del Teatro alla Scala.
L’altro ingegnere, anche lui si chiamava Acerbo, era invece di origine abruzzese e nella sua carriera politica non ebbe, né chiese mai, alcun titolo.
Il primo probabilmente è ricco sfondato (ma guarda un po’), il secondo è invece morto povero, nonostante il suo ventennale impegno politico.
Il primo è padre di un maneggione che non ha esitato a lucrare fregandosene dei soldi che rubava allo Stato, il secondo aveva un fratello, Tito, morto in guerra e insignito della medaglia d’oro e due medaglie d’argento al valore militare.
Sempre il primo ha fatto incetta di titoli assegnatigli con evidente manica larga, il secondo invece è stato decorato soltanto con tre medaglie d’argento al valor militare. (E scusate se è poco!)
Il primo all’Expò è andato in ufficio sapendo di fregare il Paese, il secondo durante la marcia su Roma presidiò Montecitorio, nel timore di azioni squadristiche. Rischiando peraltro la vita.
Sempre il primo ha legato il suo nome (e vorrei ben vedere) ad una truffa, il  secondo legò il suo nome alla riforma elettorale maggioritaria - la cosiddetta «legge Acerbo» - votata nel novembre 1923.
Il primo, immagino, alle sue nozze avrà avuto come testimoni chissà quali “pezzi da 90”, il secondo i sempre tenuti al margine dal regime, Francesco Paolo Michetti e Gabriele d'Annunzio.
Il primo non ha detto una parola sui brogli e  le ruberie avvenute all’Expò, anzi in un primo momento ha negato,  il secondo non esitò nella seduta del Gran Consiglio del 6 ottobre 1938 che trattò delle leggi razziali, a prendere una posizione estremamente critica se non proprio di aperto dissenso con i maggiorenti appecoronati del regime.
Il primo adesso è ai domiciliari e mi auguro di tutto cuore finisca in galera, il secondo venne condannato a 30 anni di carcere pena poi annullata dalla Cassazione nel 1947.
Ultima analogia: il primo probabilmente riceverà anche una buona uscita milionaria ed una pensione, il secondo invece anche se fu riabilitato e nel 1951, in seguito ad una sentenza del Consiglio di Stato, riammesso all'insegnamento universitario, quando è morto nel 1969 non era proprietario neppure della casa in cui viveva.
Ultima ma non ultima: il primo ha preso una caterva di soldi dallo Stato italiano, il secondo alla sua morte lasciò in eredità al Paese che aveva servito in venticinque anni di ininterrotto lavoro la sua notevole collezione di ceramiche.

venerdì 10 ottobre 2014

Ma è tutta
colpa sua?


Ho letto con un enorme senso di fastidio le dichiarazioni apparse sui giornali, del padre e della madre di quel 24 enne napoletano che avrebbe infilato “per gioco” il tubo di un compressore nell’ano di un 14 enne la cui unica colpa era quella di essere sovrappeso.
Fastidio per come sono state espresse (il padre: si è trattato di uno scherzo!), fastidio per come è stato giustificato il gesto (la madre: si può condannare solo per questo un bravo ragazzo?), fastidio per l’incoscienza di una difesa che non sussiste (entrambi i genitori: perchè solo nostro figlio e gli altri due che erano presenti?).
Ma che c’è da aspettarsi, mi chiedo, da un ragazzo cresciuto in una tale famiglia, con questi valori etici e certamente con gli insegnamenti che ne derivano?
Crolla l’intonaco del soffitto nell’ufficio del dirigente dell’Ufficio Tecnico di Lungomare Paolo Toscanelli proprio mentre il dirigente, Paolo Cafaggi, era in riunione. Nel crollo sono rimaste ferite due impiegate che sono state immediatamente accompagnate al G.B.Grassi dove i sanitari le hanno giudicate guaribili in sette giorni. I locali sono stati sgomberati e dichiarati inagibili in attesa del trasferimento degli uffici in un’altra struttura comunale.
Già a febbraio di due anni fa ci fu il crollo di una  parte della copertura della tettoia dell’ingresso che ferì alla testa un passante.

venerdì 3 ottobre 2014

Bravo
sindaco!


Il sindaco in questione è il primo cittadino di Leonessa, un comune di circa 3000 abitanti della provincia di Rieti situato proprio alle falde del Terminillo. Si chiama Paolo Trancassini eletto nelle fila di FdI – An e la notizia potrete leggerla a pag.  10 di questa edizione.
Riassumiamola: Paola e Guerrino sono due anziani coniugi, 76 anni lui, 72 anni lei, capitati sotto le grinfie di una banca che a fronte di un prestito, adesso si sono visti pignorare l’abitazione in cui vivono.
Invano il sindaco ha cercato di ottenere una dilazione dall’istituto di credito, non c’è stato niente da fare: la casa andava pignorata e venduta all’asta. E i due anziani ovviamente sfrattati.
Il sindaco Paolo allora, visti falliti tutti i tentativi, ha convocato, e continuerà a farlo, il consiglio comunale all’interno dell’abitazione di Paola e Guerrino vietando così per legge l’ingresso all’ufficiale giudiziario impossibilitato ad interrompere una seduta pubblica.
Detto fatto martedì mattina della scorsa settimana, il sindaco Trancassini, con tanto di fascia tricolore e gonfalone, ha fermato l'ufficiale giudiziario, i carabinieri e anche il fabbro che doveva cambiare la serratura dell'abitazione: il consiglio comunale in corso nell'abitazione – ha fatto mettere a verbale il sindaco -  non poteva essere interrotto e quindi lo sfratto non poteva essere  eseguito.
“Siamo soddisfatti - ha poi detto il sindaco - il consiglio si è svolto regolarmente in casa di Paola e Guerrino, ha adottato importanti provvedimenti e ha dimostrato che una comunità unita può fermare quello che a nostro avviso era uno scempio. Non siamo contrari agli sfratti ma una banca non ha il diritto di sfrattare due anziani”.
Bravo sindaco!

venerdì 26 settembre 2014

Sia occhio
per occhio


Come è noto uno dei più accreditati aforismi mussulmani recita: “occhio per occhio, dente per dente”.
Si tratta in pratica di un detto che giustifica la punizione del colpevole nella stessa misura in cui viene commesso il reato scatenante.
Giusto!
Allora contro l’Isis l’occidente deve mettere in pratica la stessa teoria: se violenti io ti violento, se rapisci io ti rapisco, se uccidi io ti uccido.
Sono stati proprio loro i terroristi dell’Isis ad aver  inaugurato questa politica e con buona pace del mio amico StefanoditomassiLeoneespressivoPorcellinoincazzato, noi dobbiamo rispondere con le stesse modalità e gli stessi sistemi.
Non saremo per questo dei guerrafondai ma semplicemente non siamo dei coglioni!

venerdì 19 settembre 2014

Aumma
aumma
Umma
Umma


Aumma aumma è una espressione del dialetto napoletano per indicare un comportamento furtivo.
Un esempio: “aumma aumma mi sono intascato i 100 euro che mio fratello aveva lasciato sul tavolo”. Oppure: aumma aumma abbiamo lasciato quella riunione dove morivamo di noia.
Umma è invece una espressione araba usata per indicare l’unione di tutti i fedeli islamici sotto un’unica bandiera o meglio un unico Stato.
Aumma aumma può considerarsi una sorta di gioco, la umma invece non lo è.
Anzi mentre aumma aumma è soltanto spesso il comportamento di un poveraccio, l’umma di poveraccio non ha niente: per favorire questa pseudo unione infatti non esita a decapitare giornalisti ed operatori umanitari, ad uccidere persone innocenti con attentati nei luoghi più affollati ed esposti, ad ingrossare le sue fila di fanatici delinquenti peggiori di quelli che li comandano.
Insomma basta una “a” di differenza, una “a” più o meno aggiunta, ad etichettare due comportamenti completamente diversi.

venerdì 12 settembre 2014

Leone
espressivo
o porcellino
incazzato?


Il mio amico Stefano Di Tomassi, che su Facebook si firma Leone Espressivo,  mi taccia, a proposito del servizio di apertura della scorsa settimana de la Gazzetta, dal titolo “Pericolo Islam”,  - almeno come mi hanno riferito alcuni miei collaboratori che si dilettano a leggere le note altrui su Facebook, perché io me ne guardo bene - di essere un esempio di informazione irrespon- sabile suggerendomi più che “pericolo Islam” di aver dovuto intitolare il servizio  “Pericolo mediatico e Pericolo intellettuale”.
“È gravissimo - mi scrive il buon Leone Espressivo - che i media e gli intellettuali si alleino in queste pericolosissime dinamiche che seminano pregiudizio e intolleranza. Sia chiaro che gli intellettuali hanno da sempre causato le guerre più brutali perché  sia chiaro che intellettuale accademico non è sinonimo di intelligente persona”.
A questo punto devo dire che più che un Leone Espressivo a me Di Tomassi pare più un “Porcellino Incazzato”.
A prescindere che non è vero, come scrive, che “gli intellettuali hanno provocato le guerre più brutali” - gli ricordo solo che Adolf Hitler era un imbrattatele austriaco, Benito Mussolini, un maestro elementare romagnolo e Joseph Stalin un agricoltore georgiano fallito – a me non sembra proprio il caso di contestare in modo così accidioso un testo, peraltro scritto da una delle studiose italiane più note di cultura islamica, come la prof.ssa Francesca Blasi de La Sapienza. La quale - sia detto per inciso - potrebbe insegnare molto in fatto di islamismo sia a me che a lui.
Oltretutto non ho la presunzione di ritenermi un intellettuale ed anche per quanto riguarda la mia qualifica di media sono soltanto uno dei circa diecimila giornalisti professionisti che cercano di fare in modo corretto il loro lavoro.
Un consiglio allora vorrei dare al mio amico Di Tomassi: si leggesse con più attenzione sia il pezzo della prof.ssa Blasi, che gli articoli di Oriana Fallaci sul Medio Oriente, che le cronache dei giornali riguardanti i suoi “amici” islamici con particolare attenzione alle decapitazioni.
Hai visto mai…

venerdì 5 settembre 2014

Siamo
in guerra


Siamo in guerra: da una parte l’occidente dall’altra l’Islam.
Siamo in guerra noi cristiani contro loro musulmani.
Siamo in guerra anche se non c’è stata una dichiarazione di belligeranza né una formale consegna diplomatica dell’atto.
Siamo in guerra anche se molti occidentali sembrano non accorgersene e liquidano troppo frettolosamente il terrorismo islamico come un attacco alla cultura, alla religione e alla stabilità dell’occidente.
Ma questo non è vero: siamo in guerra dove si contano morti e feriti e pochi prigionieri, questi ultimi soprattutto da parte nostra.
Siamo in guerra con loro che si infiltrano e noi che li respingiamo.
Siamo in guerra e sarà una guerra lunga e sanguinosa e dagli esiti incerti.