venerdì 5 ottobre 2012

E’stato
l’ultimo
testimone

E’morto Shlomo Venezia, uno degli ultimi o forse l’ultimo testimone della follia nazista nei campi di concentramento. Ha fatto parte di un sonderkommando, cioè degli addetti a ripulire le camere a gas dopo la gassificazione degli ebrei. In quelle baracche omicide ha visto svanire la madre, due sorelle bambine, di otto e sei anni, insieme a migliaia di uomini, donne, bambini la cui unica colpa era solo quella di essere ebrei o appartenere alle razze cosiddette sottosviluppate, secondo la folle classificazione nazista.
Una vita che Shlomo ha dedicato, dopo quella agghiacciante esperienza, a far conoscere a chi sapeva ma negava ed a chi non sapeva e perciò negava, il calvario di sei milioni di persone. Senza alcun rancore che pure sarebbe stato ammissibile e giustificabile ma solo, perché come diceva: “nessuno ha il diritto di dimenticare”.
Ho conosciuto molti anni fa Shlomo. Di lui apprezzai il viso onesto, la mancanza di odio, la voglia di far conoscere e, per quanto arduo, far capire fino a dove si può spingere l’uomo nella sua ferocia. Mi piacque soprattutto quel suo essere uomo, lui che proprio come uomo era stato rifiutato.
Adesso se ne è andato. Forse a trovare quella pace che da oltre mezzo secolo non aveva mai trovato.

venerdì 21 settembre 2012

E’ una buona
legge?Allora
affossiamola


In realtà la legge c’è. Ed è pure una buona legge.
Si chiama “legge Smuraglia, dal nome del senatore che ne firmò il testo e la fece votare nel 2000.
Di cosa si tratta? Di quella norma che consente alle imprese di assumere, con incentivi fiscali e contributivi, i detenuti per farli lavorare nel settore privato. Ad esempio nei call enter delle Asl, digitare i servizi delle Camere di Commercio, assemblare bici, addirittura confezionare dolciumi e panettoni.
Tra l’altro, e non è cosa di poco conto, è stato assodato che mentre il 70 per cento dei detenuti, una volta usciti dal carcere dopo aver scontato la pena, torna a delinquere, solo il 20 per cento di quelli che hanno lavorato durante il periodo di detenzione in una azienda, ritorna in carcere.
Insomma la detenzione come pena educativa e non solo punitiva.
Peccato però che questa legge dal 2000 sia stata rifinanziata sempre con gli stessi soldi e cioè appena 4 milioni e mezzo di euro, al netto di inflazione, così che appena 2.500 detenuti, più o meno, su un totale di 66.000 ne possono usufruire. Peccato anche che una legge così concepita, al di la della sua valenza sociale, e che tra l’altro consentirebbe di trovare un rimedio al sovraffollamento dei nostri istituti di pena, abbia anche un risvolto economico che viene ampiamente sottovalutato. E’ stato infatti calcolato che questi detenuti potrebbero guadagnare, e quindi non pesare sullo Stato, per circa 35 milioni di euro l’anno, considerato che ogni detenuto costa in media tra i 120 ed i 160 euro al giorno.
Ovviamente trattandosi di una buona legge non sono molti i sostenitori.

venerdì 14 settembre 2012

ELEZIONI E
REFERENDUM:
SAREMO VINCOLI
O SPARPAGLIATI?

E’ ormai certo che si voterà ad Aprile, forse domenica 7 e lunedì 8. Domenica e lunedì precedenti, il 31 Marzo ed il 1 Aprile infatti,  ricorre la santa Pasqua. Quello che non è certo (diciamo il 10 per cento) è se a queste elezioni politiche sarà anticipato, congiunto oppure seguirà, un referendum sulla volontà degli italiani di rimanere dentro l’Unione Europea e, di conseguenza, di mantenere o meno l’euro. Più o meno così come chiedono il  PdL, il  Pd e l’Udc o come invece non vogliono soprattutto il Movimento 5 Stelle e alcuni partiti della Destra e della Sinistra estrema.
 Discorso semplice per le elezioni: alla fine vinceranno tutti, a meno di clamorosi scivoloni, sia se si raffronteranno i dati delle urne con quelli delle tornate precedenti, fino alla dittatura di Caio Giulio Cesare, sia se la formula uscita dalle urne, sarà premiante per questa o quella coalizione, seppure con un minimo scarto.
Un po’ più complessa la vicenda dei referendum: escluso
un referendum abrogativo, perché la Costituzione vieta di sottoporre a referendum abrogativo i trattati internazionali, rimane quello consultivo. Ma come la mettiamo con il fatto che non avrebbe forza di legge? Insomma che potrebbe anche essere ignorato? Per la verità resterebbe il referendum istituzionale ma l’ultimo ed anche unico caso nella nostra storia, risale alla tanto contestata scelta tra Monarchia e Repubblica. Ed in tal caso non essendoci più  un promulgatore che all’epoca fu il Principe Umberto di Savoia, a chi lo facciamo promulgare: a Nicole Minetti?
Ed ecco allora tornare in ballo le elezioni: è chiaro che referendum o non referendum, andando a votare quei partiti che vogliono una permanenza in Europa ed il mantenimento dell’euro diremo si tanto ai loro rappresentanti quanto a questo status quo . Di contro; andando a votare i partiti che non vogliono né l’Europa comunitaria né l’euro, sceglieremmo un governo diverso ed anche un futuro diverso.
Insomma: saremo vincoli o sparpagliati?

venerdì 7 settembre 2012

Sull’orlo
di una crisi
di nervi

Riassumendo (la notizia la troverete più ampia a pag 2) il Presidente del XIII Municipio Giacomo Vizzani, ha di fatto messo alla portadell’aula Massimo Di Somma per motivi per la verità ancora non del tutto chiari, il collega Giulio Mancini de “Il Messaggero”.
Un comportamento grave ed inconcepibile da parte di un pubblico amministratore nei confronti di un giornalista, ancor più grave ed inconcepibile se si tiene conto che il giornalista in questione, come tutti gli altri, è lì per informare i suoi lettori di quanto accade.
L’ho già detto: non conosco a fondo le motivazioni di quella frase. Ma dire ad un giornalista: “la sua presenza in questa sede non è gradita, esca fuori”, sa tanto di ritorsione verso chi non si è mostrato compiacente o comunque in disaccordo. Qualsiasi cosa Giulio Mancini abbia scritto.
Per questo, pur conoscendo Vizzani da molti anni e rimanendone stupito, non possono essere d’accordo con lui.

venerdì 31 agosto 2012

Elezioni,
essere o
non essere?

Di sicuro andremo a votare. Se non a novembre o dicembre (ma non credo) certamente ad aprile, maggio.
Il problema è con quale nuova legge elettorale ci andremo? Personalmente se non ci sarà un cambio nella legge, cioè rimarrà il cosiddetto “porcellum”, io andrò ad incrementare le fila dei non votanti. Se dovesse esserci un nuovo sistema allora bisogna capire quale sarà. Preferenze o collegi? Come preme il Pd oppure il Pdl? Premio di maggioranza o premio di coalizione? Torneremo al sano principio repubblicano “una testa un voto” oppure una semi lista bloccata ad appannaggio delle segreterie di partito?
Sempre personalmente mi auguro si ritorni alle preferenze.
Sono arcistufo di personaggi imposti da questo o quel segretario, senza alcuna competenza, spesso con una fedina penale sospetta, amici di amici compiacenti. Vorrei una classe politica meno arruffona, meno gargarozzona, più attenta alle esigenze dei cittadini che non alle proprie.
In buona sostanza vorrei eleggere un mio rappresentante, rappresentante in cui credo, che immagino e spero mi rappresenti appieno, non il rappresentante di un altro.
Chiedo troppo?

venerdì 3 agosto 2012

Ci vorrebbe
uno come
Hollande

E’ stato eletto 24 esimo Presidente della Repubblica francese il 15 Maggio di quest’anno. Ed in meno di tre mesi questo cinquantasettenne riformato alla visita di leva perché miope come una talpa e che nessuno accreditava di una vittoria così schiacciante nelle Presidenziali, ha rivoluzionato il modello di governo con metodi che hanno suscitato più di qualche perplessità ma sicuramente hanno sortito gli effetti desiderati. Come ad esempio aver abolito il 100% delle auto blu e destinato la somma ricavata dalla vendita al fondo welfare da distribuire alle regioni con il più alto numero di centri urbani con periferie dissestate. Una decisione preceduta da una breve comunicazione, appena dodici righe dattiloscritte a tutti gli enti statali dipendenti dall’amministrazione centrale in cui comunicava l’abolizione delle “vetture aziendali” scrivendo provocatoriamente e testualmente agli alti funzionari: “un dirigente che guadagna 650.000 euro all’anno, se non può permettersi il lusso di acquistare una bella vettura con il proprio guadagno meritato, vuol dire che è troppo avaro, o è stupido, o è disonesto. La nazione non ha bisogno di nessuna di queste tre figure”.
Risultato? Via tutte le Peugeot e le Citroen di grossa cilindrata, con un risparmio di 345 milioni di euro utilizzati per creare 175 istituti di ricerca scientifica avanzata ad alta tecnologia assumendo 2.560 giovani scienziati disoccupati “per aumentare la competitività e la produttività della nazione”.
Una settimana dopo le vetture aziendali ha abolito il concetto di scudo fiscale definendolo “socialmente immorale” e ha emanato un decreto presidenziale in cui si stabiliva un’aliquota del 75% di aumento nella tassazione per tutte le famiglie che, al netto, guadagnano più di 5 milioni di euro all’anno. Con quei soldi
ha assunto 59.870 laureati disoccupati, di cui 6.900 dal 1 luglio del 2012, e poi altri 12.500 dal 1 settembre come insegnanti nella pubblica istruzione.
Non contento ha sottratto alla Chiesa sovvenzioni statali per il valore di 2,3 miliardi di euro che finanziavano licei privati esclusivi, e con quei soldi ha varato un piano per la costruzione di 4.500 asili nido e 3.700 scuole elementari.
Ha poi istituito il “bonus cultura” presidenziale, un dispositivo che consente di pagare tasse zero a chiunque si costituisca come cooperativa e apra una libreria indipendente assumendo almeno due laureati disoccupati iscritti alla lista dei disoccupati oppure cassintegrati, in modo tale da far risparmiare soldi della spesa
pubblica, dare un minimo contributo all’occupazione e rilanciare dei nuovi status sociali.
Ha abolito tutti i sussidi governativi a riviste, fondazioni, e case editrici, sostituendole con comitati di “imprenditori statali” che finanziano aziende culturali sulla base di presentazione di piani business legati a strategie di mercato. Infine  ha decurtato del 25% lo stipendio di tutti i funzionari governativi, del 32% di tutti i
parlamentari, e del 40% di tutti gli alti dirigenti statali che guadagnano più di 800 mila euro all’anno. Con quella cifra (circa 4 miliardi di euro) ha istituito un fondo garanzia welfare che attribuisce a “donne mamme singole” in condizioni finanziarie disagiate uno stipendio garantito mensile per la durata di cinque anni, finchè il bambino non va alle scuole elementari, e per tre anni se il bambino è più grande.
Chissà Napoletano, Monti e qualche altro statista nostrano cosa ne pensano?

venerdì 27 luglio 2012

Ammazza
che morti
de fame!


La notizia, a mio giudizio non ha avuto lo spazio sui quotidiani, salvo qualche lodevole eccezione, che avrebbe invece meritato. Comunque eccola: alcuni ex consiglieri della Regione Lazio hanno fatto causa all’Ente per chiedere il pagamento di una parte del loro assegno vitalizio, decurtato dal decreto Tremonti del 2006: circa 300 euro.
Tra quelli che hanno presentato ricorso nomi noti ma anche illustri sconosciuti che sono transitati nell’aula di via della Pisana addirittura per un mese, poco più poco meno. Tra i noti, ci limitiamo a segnalare gli ex Governatori Piero Badaloni e Piero Marrazzo, il socialista Paris Dell’Unto, i missini Massimo e Guido Anderson, Marco Verdaschi e ci scusiamo con gli altri che non è stato possibile citare solo per motivi di spazio. Per i “carneadi” ovvero gli illustri sconosciuti, poi, perfino io che scrivo di politica da trent’anni, ho avuto difficoltà a ricordare i nomi e le collocazioni partitiche.
A prescindere che in un paese civile la maggior parte di queste persone sarebbero da tempo ospiti delle patrie galere per i danni causati e la chiave della loro cella buttata nel Tevere, ma ci vuole davvero la faccia come il fondoschiena per chiedere, loro che già prendono vitalizi varianti tra i 4.000 ed i 7.000 euro mensili, i 300 euro che, eventualmente, mancherebbero e per i quali, eventualmente, avrebbero diritto.
Ma in che cavolo di paese viviamo!