E’stato
l’ultimo
testimone
E’morto Shlomo Venezia, uno degli ultimi o forse l’ultimo testimone della follia nazista nei campi di concentramento. Ha fatto parte di un sonderkommando, cioè degli addetti a ripulire le camere a gas dopo la gassificazione degli ebrei. In quelle baracche omicide ha visto svanire la madre, due sorelle bambine, di otto e sei anni, insieme a migliaia di uomini, donne, bambini la cui unica colpa era solo quella di essere ebrei o appartenere alle razze cosiddette sottosviluppate, secondo la folle classificazione nazista.
Una vita che Shlomo ha dedicato, dopo quella agghiacciante esperienza, a far conoscere a chi sapeva ma negava ed a chi non sapeva e perciò negava, il calvario di sei milioni di persone. Senza alcun rancore che pure sarebbe stato ammissibile e giustificabile ma solo, perché come diceva: “nessuno ha il diritto di dimenticare”.
Ho conosciuto molti anni fa Shlomo. Di lui apprezzai il viso onesto, la mancanza di odio, la voglia di far conoscere e, per quanto arduo, far capire fino a dove si può spingere l’uomo nella sua ferocia. Mi piacque soprattutto quel suo essere uomo, lui che proprio come uomo era stato rifiutato.
Adesso se ne è andato. Forse a trovare quella pace che da oltre mezzo secolo non aveva mai trovato.
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