venerdì 3 agosto 2012

Ci vorrebbe
uno come
Hollande

E’ stato eletto 24 esimo Presidente della Repubblica francese il 15 Maggio di quest’anno. Ed in meno di tre mesi questo cinquantasettenne riformato alla visita di leva perché miope come una talpa e che nessuno accreditava di una vittoria così schiacciante nelle Presidenziali, ha rivoluzionato il modello di governo con metodi che hanno suscitato più di qualche perplessità ma sicuramente hanno sortito gli effetti desiderati. Come ad esempio aver abolito il 100% delle auto blu e destinato la somma ricavata dalla vendita al fondo welfare da distribuire alle regioni con il più alto numero di centri urbani con periferie dissestate. Una decisione preceduta da una breve comunicazione, appena dodici righe dattiloscritte a tutti gli enti statali dipendenti dall’amministrazione centrale in cui comunicava l’abolizione delle “vetture aziendali” scrivendo provocatoriamente e testualmente agli alti funzionari: “un dirigente che guadagna 650.000 euro all’anno, se non può permettersi il lusso di acquistare una bella vettura con il proprio guadagno meritato, vuol dire che è troppo avaro, o è stupido, o è disonesto. La nazione non ha bisogno di nessuna di queste tre figure”.
Risultato? Via tutte le Peugeot e le Citroen di grossa cilindrata, con un risparmio di 345 milioni di euro utilizzati per creare 175 istituti di ricerca scientifica avanzata ad alta tecnologia assumendo 2.560 giovani scienziati disoccupati “per aumentare la competitività e la produttività della nazione”.
Una settimana dopo le vetture aziendali ha abolito il concetto di scudo fiscale definendolo “socialmente immorale” e ha emanato un decreto presidenziale in cui si stabiliva un’aliquota del 75% di aumento nella tassazione per tutte le famiglie che, al netto, guadagnano più di 5 milioni di euro all’anno. Con quei soldi
ha assunto 59.870 laureati disoccupati, di cui 6.900 dal 1 luglio del 2012, e poi altri 12.500 dal 1 settembre come insegnanti nella pubblica istruzione.
Non contento ha sottratto alla Chiesa sovvenzioni statali per il valore di 2,3 miliardi di euro che finanziavano licei privati esclusivi, e con quei soldi ha varato un piano per la costruzione di 4.500 asili nido e 3.700 scuole elementari.
Ha poi istituito il “bonus cultura” presidenziale, un dispositivo che consente di pagare tasse zero a chiunque si costituisca come cooperativa e apra una libreria indipendente assumendo almeno due laureati disoccupati iscritti alla lista dei disoccupati oppure cassintegrati, in modo tale da far risparmiare soldi della spesa
pubblica, dare un minimo contributo all’occupazione e rilanciare dei nuovi status sociali.
Ha abolito tutti i sussidi governativi a riviste, fondazioni, e case editrici, sostituendole con comitati di “imprenditori statali” che finanziano aziende culturali sulla base di presentazione di piani business legati a strategie di mercato. Infine  ha decurtato del 25% lo stipendio di tutti i funzionari governativi, del 32% di tutti i
parlamentari, e del 40% di tutti gli alti dirigenti statali che guadagnano più di 800 mila euro all’anno. Con quella cifra (circa 4 miliardi di euro) ha istituito un fondo garanzia welfare che attribuisce a “donne mamme singole” in condizioni finanziarie disagiate uno stipendio garantito mensile per la durata di cinque anni, finchè il bambino non va alle scuole elementari, e per tre anni se il bambino è più grande.
Chissà Napoletano, Monti e qualche altro statista nostrano cosa ne pensano?

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