Sotto
lo stesso
cielo
Non sono affatto sicuro che Ceppaloni, il ridente borgo in provincia di Benevento che ha dato i natali a Clemente Mastella, passerà alla storia proprio per essere stato la culla dell’ex democristiano, ex berlusconiano, ex prodiano, ex fondatore dell’Udeur, ex ministro della Giustizia e… non mi ricordo che ex altro ancora.
È probabile invece che tra una cinquantina d’anni Ceppaloni venga ricordato per aver visto nascere quello che è poi diventato il presidente della II Corte d’appello di Milano, Enrico Tranfa.
Giusto per ricordarlo ai lettori più distratti si tratta di quel magistrato che si è dimesso un’ora dopo il deposito delle motivazioni in cui è stato argomentato che ci fu abuso di potere da parte di Berlusconi nella vicenda Ruby “ma che questo non costituisce reato”.
Insomma un modo elegante e certamente inusuale, al quale gli italiani non sono abituati, di esprimere il proprio parere contrario all’assoluzione senza strepiti né lamenti, come si conviene ad un uomo che ha servito la legge per mezzo secolo.
È evidente, salvo che agli occhi di chi ce li ha foderati di prosciutto, che questa scelta del giudice non può essere che l’estremo dissenso dal verdetto – non condiviso con i giudici Lo Curto e Alberto Puccinelli – e dalle sue motivazioni. Andato molto probabilmente in minoranza in camera di consiglio – il collegio è composto da due giudici e appunto un presidente – Tranfa ha dovuto quindi leggere quel verdetto davanti a tutti e poi come prescrive la legge, dopo 90 giorni, mettere la firma non potendo sottrarsi all’obbligo . Quindi dopo aver vergato i motivi in cui si annullava la condanna a 7 anni per l’ex Cavaliere ha scelto di andare in pensione con ben 15 mesi di anticipo.
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