venerdì 22 marzo 2013

L’inno di
Garibaldi

Ricordate le parole dell’Inno di Garibaldi, forse il più  famoso canto patriottico del Risorgimento italiano? “Si scopron le tombe, si levano i morti …”.
Ebbene l’analogia non è puramente casuale se riguardo la lista che ho sulla scrivania delle candidature, alle prossime elezioni di maggio, tanto a consiglieri comunali e municipali, di Roma, di Fiumicino e del XIII.
Leggo infatti i nomi di personaggi sconosciuti, semi sconosciuti, altri invece noti, notissimi addirittura, a chi si interessa quotidianamente di politica. Personaggi, dal passato recente e meno recente, oscuri, spesso chiacchierati, di certo, salvo qualche lodevole eccezione, più idonei ad essere ospitati in un reparto di psichiatria o peggio in un’aula di tribunale che in uno studio, sia esso di sindaco o di presidente di Municipio. Personaggi che a cadenza più o meno quinquennale, quanto cioè passa tra una elezione e l’altra, escono fuori dal loro guscio dorato, chiedendo sempre, blandendo spesso, larvatamente minacciando (seppur raramente), pur di ottenere un aiuto, quale esso sia: intervista, citazione, commento favorevole in qualche articolo. Personaggi che sento cianciare ad ogni piè sospinto di “pari opportunità”, codice deontologico (ma chissà perché poi questo codice deontologico vale sempre e solo per noi giornalisti e non anche per loro politici?), di par condicio.
Io invece credo che un giornale, in particolar modo se è un giornale a diffusione locale, o almeno così dovrebbe essere, ha tutto il diritto ed il dovere sottolineo il dovere, di schierarsi a fianco di questo o quel candidato a patto però che ci sia reciproca stima, riconoscimento del (buon) lavoro portato a termine da entrambi, ognuno per il proprio ruolo, consapevolezza che ciò che si è fatto e soprattutto si andrà a fare, affermazioni di requisiti basilari, tanto per il giornale che per il politico, quali correttezza, giustizia,  vantaggi verso terzi, lettori e cittadini che siano.
Inutile dire che non sempre però è così.

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