venerdì 20 aprile 2012

In articulo
Montis

Il codice di diritto canonico consente al canone 1068, la celebrazione straordinaria del matrimonio, con l’assenso di uno solo dei contraenti, quando la morte di uno dei due coniugi è imminente. L’unione diventa così vincolante a tutti gli effetti.
Questo matrimonio viene definito”in articulo mortis”.
Tanto per spiegarci meglio fu proprio questo, nella omonima commedia del grande Eduardo, lo stratagemma inventato da Filumena Marturano per farsi sposare da Domenico Soriano, e così dare una paternità ed un cognome ai propri tre figli.
Ebbene da tempo l’Italia è ormai in fin di vita e a nulla sono valse fino ad oggi le cure, talune anche eccessivamente drastiche, come quelle propinate dal Governo, per giustificare un sia pur cauto ottimismo nella guarigione del paziente. Tant’è che l’altro contraente del vincolo matrimoniale, Mario Monti, cittadino italiano, domiciliato a Varese, sta pensando seriamente di sposarsi appunto in articulo mortis.
Solo che a differenza della scaltra Filumena, Monti non ha figli da farsi riconoscere né status giuridico da avallare, a meno che qualcuno non pensi ad una prole composta da Elsa (Fornero), Giulio (Terzi) e Corrado (Passera), ma non per questo l’unione va vista in un’ottica di ottimismo. Anzi siamo di fronte ad un matrimonio che piuttosto che portare un vantaggio, di solito questa formula viene adottata per garantire una pensione od un lascito al contraente in vita, rischia di provocare la morte di entrambi gli sposi.
Cosa voglio dire? Voglio dire che se veramente muore Filumena-Italia potrebbe anche non bastare quell’articulo mortis o, se volete, Montis, a salvare quello che c’è  ancora da salvare.
In altre parole andrebbe male per tutti, dagli sposi, ai testimoni, agli officianti, agli spettatori.  

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