venerdì 19 ottobre 2012

Modifico per
continuare
a mentire

Personalmente a me Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale non piace. Non mi piace come direttore, non mi piace come giornalista, non mi piace per le sue idee che trovo troppo di parte e prive di quel requisito fondamentale che dovrebbe contraddistinguerci e cioè l’obiettività. Pur tuttavia trovo indegna ed assolutamente ingiustificata la sua condanna a 14 mesi di reclusione per aver omesso di controllare un articolo, peraltro neppure scritto da lui, pieno di idiozie.
Scrivo tutto questo anche se sono convinto che Sallusti in galera non ci andrà mai.
Ma i vero nodo della questione non è Sallusti: è una legge incivile che ipotizza una pena detentiva verso chi, il giornalista, talvolta può sbagliare,seppure in buona fede, per fretta o pressapochismo.  Ma ancora più incivilei sono le norme, proposte questa settimana da Gasparri, ed attualmente al vaglio della Commissione Giustizia del Senato, che modificano questa legge abrogando la pena detentiva ( così si salva legalmente Sallusti) e comminando soltanto pene pecuniarie da 30 mila euro in su. Insomma non una multa rapportata all’inesattezza della notizia ma tanti soldoni  da sborsare senza alcuna possibilità di cavarsela rettificando quanto scritto.
Ha ragione il vice direttore de “Il Fatto Quotidiano” Marco Travaglio quando scrive: “il risultato ( dell’approvazione di queste norme) è lampante: gli editori miliardari continueranno a scatenare campagne di menzogne contro avversari politici o affaristici tramite i loro killer a mezzo stampa, che saranno disposti a tutto: tanto, se condannati, non rischieranno più una pena detentiva (che, se cumulata più volte, potrebbe anche superare i fatidici tre anni e portarli davvero in cella), ma solo una multa. Che, per quanto salata, non pagheranno di tasca propria, ma accolleranno ai loro mandanti, come incerto del mestiere, anzi come investimento per i loro sporchi interessi. Idem per i giornali che non vendono una copia, ma sono finanziati dai milioni del finanziamento pubblico e ne accantoneranno una parte nel fondo-rischi per campagne di discredito. Invece i giornali piccoli, che campano solo grazie ai propri lettori e abbonati, vivranno sotto il perenne ricatto di querele che, ogni volta che finiranno male, sottrarranno al giornalista o alla società da 30 mila euro in su, col rischio di chiudere bottega e senza potersi difendere rettificando eventuali errori commessi in buona fede. Un trionfo per i bugiardi e una disfatta per i giornalisti onesti.”

venerdì 12 ottobre 2012

Avanti
Savoia!
Pardon
Papagni!

Lui, Paolo Papagni, proprietario dello stabilimento balneare “Le Dune”, non è nuovo a questo tipo di sfuriate. Insomma Paoletto per gli amici e PPP per gli ex compagni di calcetto, malgrado la stazza non imponente, è alto poco più di 1 metro e sessantacinque per una settantina di chili di peso, è, come si dice in gergo, un fumantino. Uno cioè che non ci pensa due volte ad attaccar briga salvo poi, per evitare guai peggiori, a chiedere scusa.
E’ puntualmente successo anche giovedì mattina quando, incazzato nero per la minaccia di ritiro della concessione al suo stabilimento balneare da parte del XIII Municipio, si è scagliato a Via Claudio contro il consigliere di maggioranza il pidiellino Stefano Salvemme prima sputandogli addosso poi cercando di colpirlo con un pugno ed un calcio.

venerdì 5 ottobre 2012

E’stato
l’ultimo
testimone

E’morto Shlomo Venezia, uno degli ultimi o forse l’ultimo testimone della follia nazista nei campi di concentramento. Ha fatto parte di un sonderkommando, cioè degli addetti a ripulire le camere a gas dopo la gassificazione degli ebrei. In quelle baracche omicide ha visto svanire la madre, due sorelle bambine, di otto e sei anni, insieme a migliaia di uomini, donne, bambini la cui unica colpa era solo quella di essere ebrei o appartenere alle razze cosiddette sottosviluppate, secondo la folle classificazione nazista.
Una vita che Shlomo ha dedicato, dopo quella agghiacciante esperienza, a far conoscere a chi sapeva ma negava ed a chi non sapeva e perciò negava, il calvario di sei milioni di persone. Senza alcun rancore che pure sarebbe stato ammissibile e giustificabile ma solo, perché come diceva: “nessuno ha il diritto di dimenticare”.
Ho conosciuto molti anni fa Shlomo. Di lui apprezzai il viso onesto, la mancanza di odio, la voglia di far conoscere e, per quanto arduo, far capire fino a dove si può spingere l’uomo nella sua ferocia. Mi piacque soprattutto quel suo essere uomo, lui che proprio come uomo era stato rifiutato.
Adesso se ne è andato. Forse a trovare quella pace che da oltre mezzo secolo non aveva mai trovato.

venerdì 21 settembre 2012

E’ una buona
legge?Allora
affossiamola


In realtà la legge c’è. Ed è pure una buona legge.
Si chiama “legge Smuraglia, dal nome del senatore che ne firmò il testo e la fece votare nel 2000.
Di cosa si tratta? Di quella norma che consente alle imprese di assumere, con incentivi fiscali e contributivi, i detenuti per farli lavorare nel settore privato. Ad esempio nei call enter delle Asl, digitare i servizi delle Camere di Commercio, assemblare bici, addirittura confezionare dolciumi e panettoni.
Tra l’altro, e non è cosa di poco conto, è stato assodato che mentre il 70 per cento dei detenuti, una volta usciti dal carcere dopo aver scontato la pena, torna a delinquere, solo il 20 per cento di quelli che hanno lavorato durante il periodo di detenzione in una azienda, ritorna in carcere.
Insomma la detenzione come pena educativa e non solo punitiva.
Peccato però che questa legge dal 2000 sia stata rifinanziata sempre con gli stessi soldi e cioè appena 4 milioni e mezzo di euro, al netto di inflazione, così che appena 2.500 detenuti, più o meno, su un totale di 66.000 ne possono usufruire. Peccato anche che una legge così concepita, al di la della sua valenza sociale, e che tra l’altro consentirebbe di trovare un rimedio al sovraffollamento dei nostri istituti di pena, abbia anche un risvolto economico che viene ampiamente sottovalutato. E’ stato infatti calcolato che questi detenuti potrebbero guadagnare, e quindi non pesare sullo Stato, per circa 35 milioni di euro l’anno, considerato che ogni detenuto costa in media tra i 120 ed i 160 euro al giorno.
Ovviamente trattandosi di una buona legge non sono molti i sostenitori.

venerdì 14 settembre 2012

ELEZIONI E
REFERENDUM:
SAREMO VINCOLI
O SPARPAGLIATI?

E’ ormai certo che si voterà ad Aprile, forse domenica 7 e lunedì 8. Domenica e lunedì precedenti, il 31 Marzo ed il 1 Aprile infatti,  ricorre la santa Pasqua. Quello che non è certo (diciamo il 10 per cento) è se a queste elezioni politiche sarà anticipato, congiunto oppure seguirà, un referendum sulla volontà degli italiani di rimanere dentro l’Unione Europea e, di conseguenza, di mantenere o meno l’euro. Più o meno così come chiedono il  PdL, il  Pd e l’Udc o come invece non vogliono soprattutto il Movimento 5 Stelle e alcuni partiti della Destra e della Sinistra estrema.
 Discorso semplice per le elezioni: alla fine vinceranno tutti, a meno di clamorosi scivoloni, sia se si raffronteranno i dati delle urne con quelli delle tornate precedenti, fino alla dittatura di Caio Giulio Cesare, sia se la formula uscita dalle urne, sarà premiante per questa o quella coalizione, seppure con un minimo scarto.
Un po’ più complessa la vicenda dei referendum: escluso
un referendum abrogativo, perché la Costituzione vieta di sottoporre a referendum abrogativo i trattati internazionali, rimane quello consultivo. Ma come la mettiamo con il fatto che non avrebbe forza di legge? Insomma che potrebbe anche essere ignorato? Per la verità resterebbe il referendum istituzionale ma l’ultimo ed anche unico caso nella nostra storia, risale alla tanto contestata scelta tra Monarchia e Repubblica. Ed in tal caso non essendoci più  un promulgatore che all’epoca fu il Principe Umberto di Savoia, a chi lo facciamo promulgare: a Nicole Minetti?
Ed ecco allora tornare in ballo le elezioni: è chiaro che referendum o non referendum, andando a votare quei partiti che vogliono una permanenza in Europa ed il mantenimento dell’euro diremo si tanto ai loro rappresentanti quanto a questo status quo . Di contro; andando a votare i partiti che non vogliono né l’Europa comunitaria né l’euro, sceglieremmo un governo diverso ed anche un futuro diverso.
Insomma: saremo vincoli o sparpagliati?

venerdì 7 settembre 2012

Sull’orlo
di una crisi
di nervi

Riassumendo (la notizia la troverete più ampia a pag 2) il Presidente del XIII Municipio Giacomo Vizzani, ha di fatto messo alla portadell’aula Massimo Di Somma per motivi per la verità ancora non del tutto chiari, il collega Giulio Mancini de “Il Messaggero”.
Un comportamento grave ed inconcepibile da parte di un pubblico amministratore nei confronti di un giornalista, ancor più grave ed inconcepibile se si tiene conto che il giornalista in questione, come tutti gli altri, è lì per informare i suoi lettori di quanto accade.
L’ho già detto: non conosco a fondo le motivazioni di quella frase. Ma dire ad un giornalista: “la sua presenza in questa sede non è gradita, esca fuori”, sa tanto di ritorsione verso chi non si è mostrato compiacente o comunque in disaccordo. Qualsiasi cosa Giulio Mancini abbia scritto.
Per questo, pur conoscendo Vizzani da molti anni e rimanendone stupito, non possono essere d’accordo con lui.

venerdì 31 agosto 2012

Elezioni,
essere o
non essere?

Di sicuro andremo a votare. Se non a novembre o dicembre (ma non credo) certamente ad aprile, maggio.
Il problema è con quale nuova legge elettorale ci andremo? Personalmente se non ci sarà un cambio nella legge, cioè rimarrà il cosiddetto “porcellum”, io andrò ad incrementare le fila dei non votanti. Se dovesse esserci un nuovo sistema allora bisogna capire quale sarà. Preferenze o collegi? Come preme il Pd oppure il Pdl? Premio di maggioranza o premio di coalizione? Torneremo al sano principio repubblicano “una testa un voto” oppure una semi lista bloccata ad appannaggio delle segreterie di partito?
Sempre personalmente mi auguro si ritorni alle preferenze.
Sono arcistufo di personaggi imposti da questo o quel segretario, senza alcuna competenza, spesso con una fedina penale sospetta, amici di amici compiacenti. Vorrei una classe politica meno arruffona, meno gargarozzona, più attenta alle esigenze dei cittadini che non alle proprie.
In buona sostanza vorrei eleggere un mio rappresentante, rappresentante in cui credo, che immagino e spero mi rappresenti appieno, non il rappresentante di un altro.
Chiedo troppo?