venerdì 28 febbraio 2014



Quando
la testa
serve solo
a dividere
le orecchie

Uno dei più grandi, se non il più grande, attore ed autore del nostro teatro, Eduardo De Filippo, in una sua poesia in napoletano a proposito della “capa” (leggi testa) scrisse: “ a capa è per l’omme comme na cabina e cumanno, c’è chi a tene a tre assi, quadrata, int’e stelle. E c’è  chi a tene solo per spartere e recchie. Che fortuna si chillo foss’io” (Traduzione: La testa è per l’uomo come una cabina di comando. C‘è chi la tiene balzana, chi ce l’ha quadrata, chi tra le nuvole. E chi ce l’ha solo per dividere le orecchie. Che fortuna se io fossi così).
Tutto questo lo scrivo per commentare la clamorosa topica di Giuliana Sgrena -  per intenderci la giornalista del Manifesto legata alla morte di Nicola Calipari, il nostro funzionario ucciso da una raffica sparata da un check point statunitense - che nei giorni scorso ha commentato:  “Non paragonatemi ai Marò, quelli sono due delinquenti”.
Insomma la Sgrena si è sentita  umiliata ad essere paragonata ai nostri due militari italiani ancora detenuti in India. Io penso esattamente il contrario: e cioè che è umiliante che i militari italiani siano stati paragonati a lei.

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