venerdì 11 ottobre 2013

Ma per
tanti è
un affare

Lampedusa: per decine, centinaia, di disgraziati l’ultima visione prima di morire. Quello che è uno dei più stupendi panorami del nostro paese diventa così l’ultimo fotogramma che l’occhio di questi poveri cristi riesce a catturare prima di chiudersi definitivamente sotto le onde del mare.
Per altri invece un lucroso affare. In primis per i cosiddetti “scafisti” che non sono altro che dei killer prezzolati che si arricchiscono sulle spalle di tanta povera gente, dei miserabili che barattano denaro contro una vita umana, consapevoli dell’immunità che il nostro Stato gli accorda, degli assassini che affollano le stive delle loro carrette del mare in cambio di 2000 dollari a trasportato e come trasportato.
Ma ci vorrebbe davvero tanto ad equiparare il reato di introduzione di clandestini, via mare, terra, cielo, con quello di omicidio volontario aggravato da motivi abietti e quindi punibile con 30 anni di reclusione? Ma da scontare tutti, senza sconti per buona condotta, lavoro esterno al carcere ed altre imbecillaggini del genere. Quanti di questi delinquenti mi domando, sarebbero disposti a rischiare la propria libertà sia pure per un consistente pugno di dollari?

E che dire poi di personaggi come un tale Cono Galipò, ( già nome e cognome sono tutto un programma) amministratore delegato della Lampedusa Accoglienza, la cooperativa che gestisce la struttura dove vengono assistiti gli immigrati appena sbarcati, ovviamente quelli che ce l’hanno fatta, che polemicamente attacca i giornalisti che hanno reso le note le cifre del suo guadagno, perché  “vivono di deformazioni mentali scrivendo tutte fregnacce sui ricoveri allagati, sui cibi immangiabili, su coperte e medicinali mai distribuiti”.  Ma il signor Cono Galipò non dice però con altrettanta enfasi che la sua ditta percepisce quasi 30 mila euro al giorno per fornire servizi che ci ricordano tanto Auschwitz!

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