Ma per
tanti è
un affare
Lampedusa: per decine, centinaia, di disgraziati l’ultima
visione prima di morire. Quello che è uno dei più stupendi panorami del nostro
paese diventa così l’ultimo fotogramma che l’occhio di questi poveri cristi
riesce a catturare prima di chiudersi definitivamente sotto le onde del mare.
Per altri invece un lucroso affare. In primis per i
cosiddetti “scafisti” che non sono altro che dei killer prezzolati che si
arricchiscono sulle spalle di tanta povera gente, dei miserabili che barattano
denaro contro una vita umana, consapevoli dell’immunità che il nostro Stato gli
accorda, degli assassini che affollano le stive delle loro carrette del mare in
cambio di 2000 dollari a trasportato e come trasportato.
Ma ci vorrebbe davvero tanto ad equiparare il reato di
introduzione di clandestini, via mare, terra, cielo, con quello di omicidio
volontario aggravato da motivi abietti e quindi punibile con 30 anni di
reclusione? Ma da scontare tutti, senza sconti per buona condotta, lavoro
esterno al carcere ed altre imbecillaggini del genere. Quanti di questi
delinquenti mi domando, sarebbero disposti a rischiare la propria libertà sia
pure per un consistente pugno di dollari?
E che dire poi di personaggi come un tale Cono Galipò, ( già
nome e cognome sono tutto un programma) amministratore delegato della Lampedusa
Accoglienza, la cooperativa che gestisce la struttura dove vengono assistiti
gli immigrati appena sbarcati, ovviamente quelli che ce l’hanno fatta, che
polemicamente attacca i giornalisti che hanno reso le note le cifre del suo
guadagno, perché “vivono di deformazioni
mentali scrivendo tutte fregnacce sui ricoveri allagati, sui cibi immangiabili,
su coperte e medicinali mai distribuiti”.
Ma il signor Cono Galipò non dice però con altrettanta enfasi che la sua
ditta percepisce quasi 30 mila euro al giorno per fornire servizi che ci
ricordano tanto Auschwitz!
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