Se il padre
poi gli spara
gli vogliamo
dare torto?
Il resoconto della notizia di cronaca riferita a questo commento, i lettori lo troveranno in apertura a pag. 11 di questa edizione.
Riassumo: un bulgaro completamente ubriaco al volante della sua auto, due mesi fa uccide sul colpo un bambino di appena tre anni, che attraversava la strada tra l’altro sulle strisce pedonali , trascinandone il corpo per oltre ottanta metri. Non solo ma poi si dà alla fuga senza prestare soccorso al bimbo e nega con una emerita faccia di bronzo ai poliziotti che lo avevano individuato che fosse lui il colpevole dell’incidente, cercando oltretutto di far scomparire dalla carrozzeria della sua auto, ogni traccia del tragico impatto.
Il suo avvocato, che evidentemente conosce bene le astuzie e le scappatoie del codice penale, è riuscito però ad ottenere per questo suo cliente la scarcerazione e il beneficio degli arresti domiciliari.
Sono talmente schifato che non faccio commenti né sull’avvocato che evidentemente fa (bene) il suo lavoro né sul giudice che altrettanto evidentemente applica (male) la legge, almeno con eccessiva manica larga.
Solo una considerazione: se il papà di Jonathan adesso sparasse in bocca a quel delinquente che era al volante, il giudice che ha firmato il provvedimento dei domiciliari si dimostrerebbe con lui così comprensivo come avvenuto per il bulgaro che ha ammazzato quel bambino?
Nessun commento:
Posta un commento