10 marzo 2012
“Dritti”
e diritti
La vicenda dei due marò italiani del battaglione San Marco che l’India vuole a tutti i costi, o quasi, condannare, è, a mio giudizio, più che una questione di diritto internazionale, una questione di “drittaggine” internazionale. In altre parole gli indiani fanno appunto “gli indiani” perché hanno capito che il governo italiano è pronto alla trattativa alias ad ogni concessione che potrebbero salvare i suoi due soldati.
Cominciamo dal diritto internazionale: la legislazione, non solo italiana ma di tutti i Paesi, compreso quindi l’India, dice che il limite della acque internazionali è fissato a 33 miglia da ogni costa. In queste acque vige la legge dello Stato nel quale la nave è stata immatricolata. Tra il limite delle acque internazionali e le 12 miglia dove iniziano le acque territoriali vi è poi una “fascia” neutra di 21 miglia all’interno della quale la legge dello Stato confinante non può attuare provvedimenti per specifici reati quali appunto l’omicidio. Ergo l’Italia ha pienamente ragione.
E passiamo alla “drittaggine” indiana: l’Italia è il 23esimo partner commerciale dell’India soprattutto per tecnologie “chiavi in mano” come infrastrutture e manufatti.
L’India ha urgenza di ammodernare le sue ferrovie che si estendono per oltre mezzo milione di kilometri quadri attraversando paludi, montagne, deserti. Il tutto in un panorama di enormi difficoltà logistiche.
Ergo, se ne deduce che se l’Italia si accollasse tutta o per buona parte l’impresa il problema sarebbe risolto. Per loro e per i due marò.
Non è difficile vero?
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